Omnibus I: posticipati alcuni obblighi di informativa ESG per le imprese
Il 10 novembre è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il Regolamento delegato (UE) 2025/1416, che modifica il Regolamento delegato (UE) 2023/2772 e introduce un posticipo mirato degli obblighi di rendicontazione ESG per specifiche categorie di imprese. Il provvedimento rientra nel più ampio pacchetto “Omnibus I”, con cui la Commissione europea punta a ridurre gli oneri amministrativi e a rendere più graduale l’adozione degli standard di sostenibilità ESRS.
Negli ultimi anni la Direttiva CSRD aveva ampliato in modo significativo il numero di imprese soggette agli obblighi di disclosure degli standard ESRS, includendo realtà di dimensioni medio-grandi e vaste filiere. Tuttavia, alla luce delle difficoltà operative emerse – dalla complessità degli standard alla carenza di dati lungo le catene del valore – la Commissione ha proposto una revisione dell’ambito di applicazione, riservando l’obbligo pieno alle imprese con più di 1.000 dipendenti. Parallelamente, è stato introdotto un differimento dei termini per le aziende che avrebbero dovuto rendicontare per la prima volta sugli esercizi 2025 e 2026.
Il nuovo regolamento interviene proprio per evitare che le imprese si trovino a sostenere adempimenti aggiuntivi mentre la riforma è ancora in via di definizione. Tra le novità principali figura l’estensione della gradualità degli obblighi anche alle imprese con oltre 750 dipendenti, che potranno così beneficiare di un’introduzione scaglionata dei requisiti informativi più complessi. Il rinvio riguarda in particolare gli standard più articolati, come ESRS E4 (biodiversità), S2 (lavoratori della catena del valore), S3 (comunità) ed S4 (consumatori), ambiti che richiedono processi strutturati di raccolta dati e un coinvolgimento diretto dei partner della supply chain. Vengono inoltre aggiornati il calendario di attuazione dell’ESRS 1 e il paragrafo 17 dell’ESRS 2, imponendo comunque un set minimo di informazioni obbligatorie per evitare vuoti informativi e garantire trasparenza verso gli stakeholder.
Il provvedimento entrerà in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE e si applicherà agli esercizi finanziari con inizio successivo al 1° gennaio 2025. Le imprese avranno quindi un margine operativo per riorganizzare i propri flussi informativi e prepararsi alla piena implementazione degli ESRS nei prossimi anni.
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Fonte: Diritto Bancario
OCSE: il 91% del mercato globale rendiconta la sostenibilità, ma la sfida ora è la qualità dei dati
Il nuovo Global Corporate Sustainability Report 2025 dell’OCSE conferma l’avanzamento della rendicontazione ESG a livello mondiale: il 91% della capitalizzazione di mercato globale pubblica oggi informazioni di sostenibilità, cinque punti percentuali in più rispetto al 2022. In totale, quasi 12.900 società quotate – per 125 mila miliardi di dollari di valore – comunicano dati non finanziari, a testimonianza di un cambiamento ormai strutturale nei rapporti tra imprese, investitori e regolatori.
La crescita è alimentata dal rafforzamento degli standard internazionali, come CSRD e ISSB, ma anche dalla consapevolezza che la trasparenza ESG rappresenti un fattore competitivo. Le imprese più mature mostrano una maggiore resilienza ai rischi ambientali e sociali, un accesso più agevole ai finanziamenti e una governance più solida.
Nonostante la diffusione della disclosure, il quadro resta eterogeneo. Europa, Stati Uniti e Asia-Pacifico sviluppata superano il 90% di copertura informativa, mentre Medio Oriente, Africa e vari mercati emergenti rimangono indietro. Anche a livello settoriale persistono differenze: energia, finanza e tecnologia risultano più avanzati, mentre il real estate continua a mostrare ritardi, pur essendo altamente esposto ai rischi climatici.
Un tema centrale riguarda la qualità dell’informazione, con un ricorso crescente all’assurance esterna. Nel 2024, il 42% delle aziende ha sottoposto il proprio reporting a verifica, anche se la maggior parte delle verifiche resta di livello “limitato”. L’introduzione dello standard internazionale ISSA 5000 punta a uniformare i criteri di affidabilità tra dati finanziari e non finanziari, rispondendo a una domanda crescente di comparabilità e credibilità del reporting.
Un ruolo centrale è svolto dall’interoperabilità degli standard. Secondo l’OCSE, la convergenza tra GRI, ESRS e IFRS ISSB potrebbe costituire il riferimento globale della disclosure. Più di 6.500 aziende utilizzano gli standard GRI, 3.500 applicano i SASB e oltre 1.800 società europee sono già soggette agli ESRS.
Il report evidenzia anche il crescente impegno della governance: due terzi delle imprese dispongono di comitati ESG, il 70% dei board supervisiona direttamente i temi climatici e il 67% collega la remunerazione dei dirigenti a obiettivi di sostenibilità. La dimensione sociale rimane invece un’area critica, con solo il 26% delle aziende che comunica dati sulla catena del valore.
Infine, l’OCSE richiama il ruolo decisivo degli investitori istituzionali, che detengono il 35% delle partecipazioni sia nelle aziende più emissive sia in quelle più innovative in termini di brevetti verdi. Una sovrapposizione che segnala la necessità di un impegno più attivo da parte degli investitori nell’orientare la transizione sostenibile, anche attraverso il voto e il dialogo con le imprese.
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Fonte: ESG News
L’Italia cresce in modo sostenibile: PIL in aumento ed emissioni in calo
I nuovi dati Eurostat confermano il ruolo dell’Italia tra i Paesi europei in grado di coniugare crescita economica e riduzione delle emissioni. Nel secondo trimestre del 2025, il nostro Paese rientra infatti tra i nove Stati UE che hanno registrato una contrazione delle emissioni di gas serra accompagnata da un aumento del PIL, segnando un ulteriore passo avanti verso una “crescita pulita”.
Nel complesso dell’Unione Europea, le emissioni del secondo trimestre 2025 si attestano a 772 milioni di tonnellate di CO₂-equivalenti, in calo dello 0,4% su base annua. Parallelamente, l’economia europea mostra segnali positivi con un incremento del PIL pari all’1,3%, confermando come la decarbonizzazione possa procedere insieme alla crescita.
L’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi, insieme a Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia e Austria, registrando una riduzione delle emissioni contestuale a un aumento del PIL. Un dato che rafforza il percorso intrapreso dal Paese verso un modello economico più resiliente, competitivo e allineato agli obiettivi climatici europei.
A livello settoriale, le riduzioni più significative riguardano la produzione e fornitura di energia, che registra un calo del 2,9%, seguita dall’industria manifatturiera e dai trasporti, entrambi in diminuzione dello 0,4%. Il settore domestico rappresenta invece un’area critica, con un incremento delle emissioni dell’1%, a testimonianza della necessità di accelerare sulle misure di efficienza energetica nelle abitazioni e nei consumi privati.
Il quadro delineato da Eurostat conferma quindi che la transizione verde è un fattore di competitività: i Paesi che investono in tecnologie pulite, rinnovabili ed efficienza energetica riescono non solo a ridurre l’impatto ambientale, ma anche a sostenere la crescita economica. Per imprese e amministrazioni pubbliche, questi risultati rappresentano un’ulteriore spinta a integrare strumenti di misurazione e rendicontazione ESG nei propri modelli di gestione.
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Fonte: ESG News
PMI e sostenibilità: solo il 23% utilizza la finanza agevolata per investimenti ESG
Un recente studio realizzato da Tinexta Innovation Hub e Studio Fieschi evidenzia come la sostenibilità rappresenti ancora una sfida culturale ed economica per molte PMI italiane. Nonostante il crescente interesse verso la misurazione dell’impronta di carbonio e la transizione ecologica, soltanto il 23% delle imprese che richiedono supporto per la finanza agevolata include fin da subito iniziative legate agli ambiti ESG.
Secondo l’analisi, molte aziende non sono consapevoli della possibilità di finanziare investimenti dedicati alla sostenibilità attraverso programmi pubblici. Eppure, tra il 35% e il 40% dei fondi disponibili per le imprese è già orientato a progetti che integrano la dimensione ambientale, con strumenti come Transizione 5.0 e le misure SIMEST, capaci di coprire fino al 55% degli investimenti effettuati.
Il report evidenzia inoltre una forte concentrazione territoriale delle risorse: la Missione 2 del PNRR ha destinato il 66% dei finanziamenti al Nord e al Centro, mentre al Sud è arrivato il 34%. La Lombardia guida la classifica con 5,4 miliardi di euro allocati in progetti green, seguita da Emilia-Romagna, Campania e Lazio. Gran parte degli incentivi è rivolta ai settori più energivori o con maggior impatto territoriale, considerati strategici per la transizione ecologica.
La misura più rilevante per il 2025 resta la Transizione 5.0, che unisce digitalizzazione ed efficienza energetica, consentendo alle imprese di accedere a crediti d’imposta per investimenti che garantiscono una riduzione certificata dei consumi. A questa si affianca la SIMEST Transizione Digitale ed Ecologica, destinata alle aziende con vocazione internazionale.
Il messaggio emerso dallo studio è chiaro: la sostenibilità non è ancora pienamente integrata nel tessuto delle PMI italiane, anche a causa della percezione di costi elevati e tempi lunghi di ritorno. Tuttavia, come sottolinea Roberto Davico, direttore generale di Studio Fieschi, proprio gli investimenti sostenibili sono in grado di generare benefici significativi in termini di resilienza, risparmio energetico e competitività, oltre a poter essere sostenuti da numerosi strumenti di finanza agevolata.
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Fonte: Il Sole 24 Ore
MPS colloca green bond da 500 milioni: ordini quattro volte l’offerta
Banca Monte dei Paschi di Siena ha concluso con successo il collocamento della sua prima obbligazione Green Senior Preferred, un’emissione da 500 milioni di euro che ha raccolto richieste per circa 2 miliardi, pari a quattro volte l’offerta. Il forte interesse da parte degli investitori istituzionali conferma la solidità del mercato della finanza sostenibile e la crescente attenzione verso strumenti obbligazionari collegati a obiettivi ESG.
L’obbligazione, a tasso fisso con durata di 6 anni e 3 mesi e scadenza prevista per febbraio 2032, prevede un’opzione di rimborso anticipato a partire dal quinto anno. La cedola annuale è pari al 3,25%, con uno spread finale di 90 punti base sopra il mid-swap, inferiore sia all’indicazione iniziale sia alla precedente emissione Senior Preferred del Gruppo, a testimonianza di una struttura finanziaria in miglioramento e di una domanda particolarmente robusta.
La raccolta ordini è risultata diversificata sia in termini geografici che di profilo degli investitori, con partecipazioni rilevanti da Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera e altri Paesi europei. Da segnalare anche una significativa presenza di investitori con obiettivi ESG, interessati alla destinazione delle risorse verso progetti ad alto impatto ambientale.
Il titolo sarà quotato alla Borsa del Lussemburgo ed emesso in forma dematerializzata attraverso Euronext Securities Milan. Il rating atteso dell’obbligazione è Baa3 per Moody’s, BBB- per Fitch e BBB per Morningstar DBRS. L’operazione è stata seguita da un consorzio di collocamento composto da alcuni tra i principali istituti finanziari internazionali.
L’esito dell’emissione conferma il dinamismo del mercato dei green bond e il ruolo strategico della finanza sostenibile nell’orientare capitali verso iniziative di transizione ecologica. Per le imprese, si tratta di un segnale chiaro: trasparenza, governance e rendicontazione ESG diventano leve determinanti per attrarre investimenti e migliorare il costo del capitale.
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Fonte: ESG News




