“Abbiamo invitato un Paese a dieta da 15 anni a cinque banchetti di nozze”
Con questa immagine il CEO e Founder di Iniziativa Ivo Allegro fotografa il PNRR a poche settimane dalla scadenza del 30 giugno, in un’intervista a Davide Cerbone per Nagorà.
Qualche numero per capire la portata della sfida: l’Italia era passata da 65 a 49 miliardi di investimenti pubblici annui tra il 2010 e il 2019. Poi, all’improvviso, il Paese si è trovato a gestire la quota più consistente dei 720 miliardi del Next Generation EU, con un piano che, con le risorse nazionali, ha superato i 220 miliardi, di cui circa il 70% a debito, da spendersi sostanzialmente in 4 anni e mezzo e a cui aggiungere i fondi europei della programmazione 2021-2027.
Nell’intervista, Ivo Allegro analizza il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto:
- Una PA modernizzata e ringiovanita, investimenti necessari sbloccati dopo anni di immobilismo, imprese (soprattutto al Sud) che hanno potuto rafforzarsi.
- Tensioni inflattive, il nodo irrisolto della manutenzione e gestione degli investimenti realizzati e una domanda scomoda: cosa succederà dal 2027, quando finirà lo stimolo della spesa pubblica così ingente?
La sfida ora, dice Allegro, è convertire l’eredità del modello PNRR in una pratica ordinaria. Anche attraverso strumenti come il partenariato pubblico-privato (#PPP) verso cui l’Italia mostra ancora troppe resistenze senza capire che, parafrasando una famosa pubblicità Pirelli, l’investimento è nulla senza gestione, non ha impatto durevole.
Il bilancio definitivo? Non prima del 2028. Ma le scelte che conteranno si fanno adesso.
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